Serena Brancale: «Je So Accusì è il mio ritratto. Oggi ricerco le cose semplici»

Je So Accusì” è il terzo disco di Serena Brancale, cantautrice, polistrumentista e jazzista raffinata dalla grande personalità. Il suo nuovo progetto per Isola Degli Artisti, è un cofanetto di pietre preziose, canzoni e cover che pensate nel dettaglio per regalare un’immagine matura di se stessa senza rientrare in un genere musicale definito. Un progetto in cui convivono mille sfaccettature di un grande Sud, dal dialetto barese all’Africa,  dall’omaggio a Pino Daniele, alla figura della donna. In questo album è presente il brano che sigilla la collaborazione internazionale con Richard Bona e che vede Serena entrare nella “family” di Quincy Jones.

Partiamo dal titolo del disco: «Je So Accusì». Si può definire un ritratto della donna che sei oggi, con tutti i suoi colori e le sue sfumature?

«‘Je So Accusì’ è proprio quella che sono oggi. Anzi, da tre anni a questa parte, perché i miei primi album sono stati un po’ una jazzofila che incominciava ad aprire gli occhi e fare un po’ di soul in italiano. Il primo album è stato ‘Galleggiare’ e poi c’è stato pure Sanremo, quindi un momento super importante per me. Il secondo è stato più sperimentale, realizzato in Svizzera senza produttore. Ho fatto quello che volevo. invece ‘Je So Accusì’ è proprio il giusto disegno. ‘Je So’ è barese, mentre ‘Accusì’ è napoletano; quindi è una sorta di baretano, un mix tra barese e napoletano perché io mi sono sempre sentita un po’ un ibrido. Sono proprio io in questo album: viva l’ibrido, viva tutto ciò che è mixato, matchato, e non per forza tutto jazz, tutto pop o tutto trap. Infatti, c’è la contaminazione del dialetto barese sull’elettronica. È tutto quello che mi piace, senza pensare ‘Oh, questo non è jazz! Non lo posso fare‘. La mia famiglia mi ha dato questo imprinting importante di fare tutto quello che mi piacesse. Sono una ex violinista, ma suono anche la batteria elettronica».

 

 

Questo progetto è come uno scrigno contenente tanto di te. Ci sono tutte le sfaccettature di un grande Sud, che fa da madre, e la volontà di non identificarsi necessariamente in un genere predefinito, oggi tra tutti quelli che hai suonato, cantato, nell’album, oggi in quale ti senti piu vicina?

«Nel genere? Questa è una bella domanda! Beh c’è il periodo del new soul, che è un upgrade del jazz. Un’artista new soul può essere Robert Glasper, Yebba… Pure Anderson.Paak è new soul, perché non è soltanto rap. Poi è un batterista che canta. Se proprio mi devo definire, ti dico che mi sento vicina al New Soul.  Anche se che palle, questo fatto che mi devo definire…».

 

Nell'album omaggi anche Pino Daniele, dando un nuovo vestito a tre dei suoi brani più iconici non con pochi rischi , sapendo che quando si toccano certi autori e certe canzoni le critiche sono dietro l'angolo . Quali sono stai i feeback ricevuti dai primi a cui hai fatto sentire questi brani di Pino?

«Mi hanno detto che il napoletano è buono, anche se comunque sarò sempre una barese che canta Napoli e va bene. È difficile, è come quando vai in America e canti Erykah Badu: attenzione che sei sempre un’italiana! Quando sento un brano di Cleo Soul o un brano di Yebba, Jorja Smith etc., faccio un esperimento e ci metto il testo in italiano. Mi piace quel mood. Lo porto a casa mia e lo faccio mio, perché sento sempre di mettercela tutta. Anche quando canto in inglese ce la metto tutta, un po’ come il napoletano. I feedback su Pino sono stati super positivi. Ho proposto a Richard Bona il featuring di Je so' pazzo’, lui ha accolto la proposta e il fatto di aver messo Richard su un brano di Pino è stata una fortuna per me, perché tutti i napoletani jazzisti hanno accolto questo arrangiamento come ‘Wow, c’è anche questo grandissimo ospite!” Una volta che ho detto: ‘Canto Pino Daniele in questo album’, mi sono fatta la croce.  Non ho ancora avuto feedback negativi su l’omaggio a Pino, però so che è un grande rischio e sono pronta a riceverli in qualsiasi momento. È così, tu vai a toccare Pino, ti fai la croce e dici 'Grazie per questa critica o consiglio', però mi immagino Napoli centrale, immagino Onorato, immagino il chitarrista di Pino…sai che cosa diranno? Fa niente, ascolterò quello che dicono. Faccio questo mestiere per cui devo rischiare. Altrimenti farei un altro tipo di genere e… io devo rischiare e basta. Mi piace, mi fa stare bene».

 

Qual è la prima parola o il primo ricordo che ti viene in mente pensando a lui?

«Non l’ho mai visto live e non l’ho mai conosciuto. Il primo brano è ‘Alleria’ e poi c’è quel bellissimo video in cui lui e Massimo Troisi scrivono ‘Napule è’. Quel momento è storico e stupendo. Vedi proprio due amici che si parlano e intanto lui con la chitarra scrive e canta la melodia».

 

Qual è stato il processo con cui hai lavorato nello specifico a questi brani per dargli comunque la tua impronta?

«Siamo partiti da un trio acustico. ‘Alleria’ è stato fatto così per esempio. Poi, piano piano, visto che non volevano fare un album acustico e troppo jazz, l’abbiamo reso un po’ più elettronico. Quindi su ‘Vento e Terra’ si è inserito come arrangiatore Emanuele Triglia, che ha aggiunto dei synth ed una batteria elettronica. Siamo partiti da un’idea Jazz e poi il secondo step è stato quello di produrre questi pezzi. Ci siamo detti: ‘Magari il basso elettrico non va bene, mettiamo un basso synth’. Per la batteria abbiamo preso dei suoni di mind design, qualcosa che ci piacesse per dagli un carattere new soul perché la resa era quasi da trio live. Invece, non volevo che l’album fosse da trio live. Solo ‘Alleria’ è rimasta piano e voce ed abbiamo aggiunto degli inserti vocali».

 

Quando è giunto il momento del riascolto finale del disco, quando hai finito tutto, c’è stato un brano che ti ha sorpreso piu degli altri?

«A me piace ‘Vento e terra’. Mi fa ballare».

 

Parliamo un po' delle collaborazioni contenute in questo disco, c'è tanto girl power con Roshelle e Margherita Vicario, ma anche tanto R&B/soul con Ghemon e Davide Shorty. E poi c'è la dimensione internazionale dal sapore jazz di Richard Bona e l'eleganza di Fabrizio Bosso. Come nasce tutto questo? A tavolino? Incontri? Stima per artisti e quindi il classico messaggio in DM su Instagam.

 «Quattro anni fa, ero al  Blue Note come da calendario. Una sera Richard mi scrive e mi fa ‘Complimenti!’.  Aveva visto il video della sera precedente e io sono morta, perché ho studiato il suo soul tutta una vita in Conservatorio. Per me è stato un vero colpo al cuore quando ho ricevuto un suo messaggio in cui mi diceva “Ho visto il tuo video del concerto di ieri, sono al Blue Note sta sera e volevo farti i complimenti. Se sei libera, passa. Vorrei conoscerti di persona”. Da lì in poi, siamo passati su Instagram.  Lui commentava tutti i miei video dove cantavo a casa, ai festival e quindi mi ha seguito. L’anno scorso ho deciso di prendere coraggio e gli ho proposto il featuring e lui ha accolto subito questo invito, tanto che mi ha detto: ‘Pino Daniele? Questo è un brano di Pino? Perfetto, lo conosco. Je so Pazzo è uno dei brani che conosco, quindi ci sono assolutamente. Sono libero il 3 luglio”. L’ho conosciuto in studio di registrazione a Pescara. Siamo andati a registrare e lui si è messo a fare anche i cori. Ghemon uguale, tre anni tra Instagram ed altre cose. Poi ho scritto questo brano, “Pessime Intenzioni”, con questa sonorità anni ’70. Avevo visto lui con il brano “Momento Perfetto” quindi ho pensato di provarci perché questa canzone avrebbe potuto essere quella giusta per collaborare finalmente con Gianluca ed è andata bene. Roshelle la conoscevo e quindi li ci siamo sentite al telefono. Le ho mandato il brano e lei mi ha detto subito che le piaceva. ‘Like a Melody” è gospel, un po’ alla PJ Morton. Con Margherita Vicario uguale, tra Instagram, amici in comune etc. Questo è il potere dei social. Fabrizio lo conoscevo e Davide pure. Sarebbe bello definirlo 'Je So Accussì, grazie ad Instagram' (ride ndr.). Scusami, diciamo una cosa bella: grazie al fatto che ci si stima, perché il management non ha chiamato l’altro management, non è stata una cosa strategica. Instagram è stato un mezzo importate ma diciamolo, altrimenti sembra una cosa a tavolino…»

 

Nel brano con Davide Shorty, auguri ai musicisti di oggi un nuovo rinascimento. Come ti immagini la rinascita della musica post-pandemia?

«La immagino senza i social. È la risposta che do da questa mattina, perché è una domanda ricorrente: nella ricerca delle cose semplici».

 

Ma cosa sono oggi le cose semplici?

«Non è Instagram. È questa chiacchierata, cioè parlare di musica e confrontarsi su quello che pensiamo sia il rinascimento, cercare la bellezza in queste cose qua, perché la bellezza esiste. È che ce ne dimentichiamo e andiamo a guardare le cazzate. Per questo dico: sicuramente senza Instagram o i social network in generale. Il rinascimento non è in questa roba qua, perchè fa male».

 

Per assurdo, la strategia dell’80% dei nuovi artisti o anche artisti che nella vita hanno avuto un percorso importante, adesso si basa assolutamente sul lavorare su immagine social e quella roba del genere. 

«Questo è l’inizio per lavorare. Se il rinascimento lo intendi spirituale, per me non è in questo momento. Avverrà tra un po’, quando mi sentirò soddisfatta».

 

Quanto sei soddisfatta in questo momento da uno a dieci?

«Dieci è tanto! La cosa bella è vedere tutte le persone che stimi che fanno il tifo per te.  Questa è la cosa più bella di tutte. Ed è anche per questo che si crea un team di lavoro figo. Se tutto è fittizio, e non arriva nulla».

 

Come vedi il futuro della musica R&B/Soul in Italia? Purtroppo è un genere che fa fatica ad imporsi nel panorama discografico, ma che meriterebbe molto più spazio…

«Sì, però esiste. Ci sono dei festival soul in Italia, hai detto niente? E poi il soul sta nei tradizionali festival jazz. Secondo me bisogna soltanto crederci un po’ di piu e non pensarlo come un genere di nicchia, anche se a mio parere la nicchia è lo scudo migliore per rimanere fighi.  Cosa diventa di nicchia, se il jazz non lo è più? Lo diventa il reggaeton? Allora se la nicchia è contenuto,  ti dico che è sempre stato piccolo. Comunque noi abbiamo degli artisti come  Venerus, Gentile, Frah Quintale, Davide (Shorty ndr.), Ghemon… Ce ne sono tanti che mi sto dimenticando! Ainè pure è bravissimo mentre Mace fa delle produzioni di soul davvero fighe».

 

Ti abbiamo scoperto durante il Festival di Sanremo 2015. A distanza di sette anni da quel momento, rifaresti quest’esperienza?

«Si! Con la stessa paura, con la stessa canzone e con la stessa incoscienza. Certo, fa parte di un percorso. Se avessi cambiato ciò che ero sette anni fa, magari non sarei questa, magari avrei fatto un Sanremo migliore e magari ora non lo so».

 

Sei considerata il fiore all'occhiello della musica soul/jazz italiana all'estero. Che responsabilità senti nelle vesti di portabandiera del nostro paese?

«Wow! Io non mi sento così. Sento che faccio le mie cose. Al contrario, non sento di poter rappresentare gli altri, gli altri fanno per se».

 

Ma non è vero!

«No, è così! Io canto in dialetto e durante un concerto faccio un sacco la barese, quindi non posso rappresentare gli altri. Rappresento me».

 

Ti faccio un parallelo, quanti artisti italiano vanno a suonare all’estero? Tanti. Ci sono però dei riferimenti che vengono presi e diventano a loro volta derlle icone e dei riferimenti per coloro che sono all’estero. 

«È una cosa grossa! Grazie! Mi manca un po’ andare all’estero. Per esempio, sono stata in Giappone. Mi mancherebbe rifarlo con questo album. Dai,  rappresento me stessa però…rimango umile».

 

In «Pessime Intenzioni» con Gianluca, invece, omaggiate l'iconica Motown. Leggevo che vi siete ritrovati in un periodo di ascolti pressoché uguali e che hanno ispirato il brano.  Dato che nella canzone dici: "Metti su il vinile, alza un po' il volume…", quali sono i dischi che hanno ispirato la scrittura e la composizione di questo brano?

«Chaka Khan e Anita Baker, anche se anni ’80. Grazie a Gianluca gli Earth Wind and Fire. A me me piace o'blues di Pino è un plagio di una loro canzone: 'Jupiter'. Vedi che non si finisce mai di imparare? Ti dico anche Kool & the Gang, Stevie Wonder, ma sopratutto gli Earth Wind and Fire».

 

Cosa intravedi nel tuo 2022, personalmente e professionalmente?

 «Una bella vacanza alle Maldive. Me ne vado (ride ndr.). No, ora ritorno seria. Spero di suonare e di portare in giro questo spettacolo, perchè è uno show. L’abbiamo fatto al Blue Note in anteprima. Cosa intravedo? Fare tanti, tanti concerti, ma tanti tanti. Basta COVID, solo concerti».

 

Ti Suggeriamo inoltre

LIVIO CORI: "L'AMICIZIA TRA UOMO E DONNA ESISTE"
Scopri di più
ROMANTICI E SOGNANTI, I MALVAX PRESENTANO "FOTOGENICA"
Scopri di più
PINGUINI TATTICI NUCLEARI, IL TOUR RINVIATO A SETTEMBRE E OTTOBRE 2021
Scopri di più
FUORI A SORPRESA IL NUOVO SINGOLO DI BRITNEY SPEARS
Scopri di più
"MI ERO PERSO IL CUORE", IL PRIMO ALBUM DEL LEADER DEI MARLENE KUNTZ
Scopri di più
GHEMON PRESENTA LA SECONDA STAGIONE DI CRTFD CLASSICS
Scopri di più
"BELLA STORIA" DI FEDEZ E' CERTIFICATO DISCO DI PLATINO
Scopri di più
LARA CAPROTTI: "SI, SONO ELETTRICITA'"
Scopri di più

I nostri partners