Cassandra: «Campo di Marte è un album viscerale e genuino»

Cassandra, band fiorentina composta da Matteo & Francesco Ravazzi e Giovanni Sarti, rispettivamente voce, chitarre e batteria di un progetto che è partito lo scorso settembre con un nuovo nome epico (in tutti i sensi), sono tornati con una serie di singoli rilasciati a cadenza bimestrale. L'ultimo di questi, "Polaroid e paranoie", è uscito l'11 marzo per Mescal/Sony Music Italy

Come è nato il progetto Cassandra?

«Nasce dalle ceneri dei Kelevra; avevamo bisogno di nuovi stimoli e di provare un nuovo approccio di scrittura e di arrangiamento».

 

Come tutti i musicisti, conoscete bene il significato della parola “gavetta”. Come è stata la vostra? Avete qualche aneddoto particolare che ricordate con nostalgia o con tenerezza?

«La nostra è stata delle più brutte, sicuramente formativa, ma da brividi. Giravamo tutti i RistoPub delle province nel centro/nord Italia, ci portavamo tutto dietro: strumenti, amplificatori, casse, monitor, mixer. Montavamo letteralmente il palco, ci facevamo il check da soli, per suonare davanti a tre-quattro persone, alle quali non gliene fregava niente di sentirci. È stato così per quasi un anno. Ci capitava di dormire dentro i locali dove si suonava, sui divanetti o sul palco stesso, per risparmiare o perchè non eravamo troppo in condizione. Alla fine eravamo contenti perchè suonavamo e ci bastava. Poca nostalgia, ancor meno tenerezza».

 

Venerdì 11 marzo è uscito il vostro nuovo singolo, «Polaroid e paranoie».  Se poteste fermare delle istantanee della vostra vita, quali sarebbero?

«Quella volta che siamo saliti su un palco e abbiamo capito che era casa nostra e non avremmo mai voluto scendere da lì (sobri). Quella volta che abbiamo deciso di ripartire da zero, facendo un salto nel buio. Abbiamo passato la serata a fumare una sigaretta dopo l'altra e a ripeterci che stavamo facendo una cazzata.»

 

Quanto ha contribuito a definire il vostro percorso artistico l’esperienza in un talent show come X Factor? Tornando indietro, ripercorreste questa strada?

«Non ci sono tanti motivi per non fare X Factor: anzi, noi non ne abbiamo trovato nessuno. È stata un’esperienza stimolante e se vissuta con leggerezza non può che aiutare».

Il vostro 50137 Tour è partito il 5 marzo da Pistoia. Vi lancio una sfida: dovete convincere qualcuno a venirvi a vedere in tour, ma potete farlo solo utilizzando i titoli delle vostre canzoni. Che messaggio scrivete?

«'Ti auguro tutto il peggio che c'è', se non vieni a vederci».

 

A breve uscirà anche un album [«Campo di Marte» ndr, uscito il 25 marzo prima della pubblicazione di questa intervista]. Descrivetecelo in termini di contenuti e sonorità.

«Questo disco è viscerale, genuino. Dentro ci siamo noi, come siamo e come suoniamo, nel bene e nel male. Abbiamo conservato volutamente errori o sbavature, per renderlo più vero possibile».

 

Cosa intravedono nel loro futuro i Cassandra?

«Palchi, dischi e ancora palchi. Non c'è nient'altro che vediamo in questo momento».
 

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